Sobrietà, nuova tendenza anche in comunicazione

Pubblicato il: 25/05/2016 11:13
Ultima modifica: 12:00
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Secondo Alberto Contri, Presidente della Fondazione Pubblicità Progresso, la sobrietà è il nuovo diktat della comunicazione mediatica. Lo spiega in un intervista a RaiNews in cui evidenzia il ruolo che può avere la comunicazione nel promuovere stili di vita e di consumo più sostenibili per la lotta allo spreco.

Tutelare la biodiversità del pianeta e salvaguardare la sicurezza alimentare: argomenti fondamentali per il nostro futuro, al centro anche dell'’Esposizione Universale che si è aperta a Milano il 1° maggio. Il titolo di Expo 2015, infatti, è "Nutrire il pianeta, energia per la vita".

Anche per questi motivi, Pubblicità Progresso ha voluto occuparsi di lotta allo spreco alimentare, un tema considerato a parole strategico, ma che non vede ancora sufficiente impegno da parte dei diversi attori sociali. Una domanda che molti si pongono di questi tempi è come garantire cibo e acqua alla popolazione mondiale che aumenta a ritmi vertiginosi. Ma a questa domanda se ne aggiungono molte altre, per esempio come tutelare la biodiversità del pianeta e come salvaguardare la sicurezza alimentare. Nell'e-book gratuito della Collana Comunicazione Sociale della Fondazione, "Sostenibilità, Sobrietà e Solidarietà, nuovi traguardi per la comunicazione", dedicato al tema della lotta allo spreco alimentare, vengono riportati dati inquietanti: secondo la FAO - Food and Agriculture Organization - nel mondo si sprecano 1,3 miliardi di tonnellate di cibo all’'anno, equivalenti a circa un terzo della produzione totale di cibo destinato al consumo umano. Un quantitativo che, se recuperato, sarebbe sufficiente a sfamare tre volte le persone denutrite (circa 900 milioni in tutto il mondo). Anche a casa nostra il problema ha dimensioni significative: in Italia infatti lo spreco alimentare è pari allo 0,5% del Pil, un valore pari a circa 40 miliardi di euro. Lo spreco è presente in ogni passaggio della filiera: produzione agricola, industria agroalimentare, distribuzione all’'ingrosso e al dettaglio, ristorazione, consumo domestico. Alcune ricerche dicono che nel nostro Paese ogni anno una famiglia butta via in media 49 chili di cibo, per disattenzione o negligenza nella gestione della spesa. La conseguenza di questo atteggiamento poco responsabile è che vengono inutilmente tolti alla vegetazione spontanea ettari di suolo, utilizzati metri cubi di acqua, prodotte tonnellate di anidride carbonica. Anche se negli ultimi anni alcune campagne pubblicitarie hanno invitato a modificare stili di vita e di consumo, l’'impegno su questo fronte non è ancora sufficiente.

Quella milanese è una grande opportunità di trovare soluzioni innovative in grado di re-inventare la nostra cultura del consumo e orientarla verso un modello di società migliore, nella quale a tutti sono assicurate condizioni di vita dignitosa nel rispetto della capacità rigenerativa del pianeta. Per questo è arrivato il momento di interrogarci seriamente su quanto il nostro 'appetito insaziabile' stia costando al pianeta, alla nostra salute, al nostro futuro.

A questo servono le campagne istituzionali, a dare idee e buone pratiche per bambini e famiglie per ripensare il nostro modo di vivere, consumare, stare insieme.

Fonte: RaiNews